DIARIO DI VIAGGIO
Data Stellare 45.679 – Nacho contro i Dinosauri

Atterrare qui è come infilarsi dentro un libro illustrato dimenticato dal tempo. La nebbia del primo mattino serpeggia tra felci giganti e canyon sonori, mentre sagome colossali si muovono lente, maestose, all’orizzonte. Il mio atterraggio non è stato dei più silenziosi – ho svegliato un branco di Brontox, simili ai nostri vecchi brontosauri, ma con una cresta fluorescente che vibra quando si agitano.

Qui, i dinosauri vivono in armonia con una specie umanoide chiamata Verdiniani.
Appena toccato terra, un messaggio automatico della stazione di monitoraggio planetaria mi ha
accolto così: “ATTENZIONE: è severamente vietato disturbare la fauna locale”.
Ho guardato Nacho, ha aperto il portellone e si è fiondato fuori dalla nave abbaiando a tutto spiano verso un gruppo di mucche grandi quanto un grattacielo. Nemmeno un secondo di esitazione.
Ho urlato: “Nacho, torna qui! Non disturbare nessuno!” Ma lui era già sparito tra le felci giganti,
inseguendo tutto quello che si muoveva.

Il languorino preistorico


Avendo un po’ di fame mi sono fermato al Brontò Burger, l’unico fast food del pianeta, una struttura futuristica a più piani costruita proprio accanto a un gigantesco Brontosaurus che sembra fare la guardia al ristorante. È incredibile: la bestia è così abituata alla presenza del locale che i clienti passeggiano tranquillamente sotto le sue zampe enormi.
Il fast food è una meraviglia di architettura organica: terrazze circolari che si avvolgono intorno al tronco centrale, giardini pensili su ogni piano, e grandi vetrate che offrono una vista mozzafiato sui giganti che pascolano nella pianura.
Il cibo? Radici di un albero gigante lavorate fino a ottenere una consistenza carnosa ma
completamente vegetale. È servito su un piatto di pietra rustica, accompagnato da piccole sfere di tubero dorate e croccanti, una specie di crocchette di patate locali. Niente posate, ovviamente; menomale che ne ho sempre alcune sulla mia Betsy.


A volte ritorna


Mentre mastico le ultime sfere di tubero croccanti, sento un rumore familiare provenire dalla
pianura: è Nacho che abbaia. Mi affaccio dalla terrazza del secondo piano del Brontò Burger e lo
vedo in lontananza: sta correndo in cerchio attorno a un cucciolo di Brontox, giocando come farebbe con un cane normale. Il piccolo gigante, grande quanto un autobus, sembra divertirsi un mondo e cerca di seguire Nacho con movimenti goffi ma pieni di entusiasmo. La cresta fluorescente del cucciolo pulsa di un azzurro tenue.
Quando finalmente riesco a richiamarlo, Nacho torna di corsa con la lingua fuori e gli occhi lucidi di felicità. Dietro di lui, a distanza rispettosa, il cucciolo di Brontox ci segue fino alla nave, emettendo dei suoni bassi e melodiosi, quasi come se stesse salutando.

Mentre preparo Betsy per la partenza, vedo che dalla terrazza del Brontò Burger, alcuni Verdiniani ci salutano agitando le loro lunghe braccia.
Nacho è accucciato sul sedile del co-pilota, ancora eccitato dall’avventura, e ogni tanto guaisce,
guardando il finestrino. Forse sta già sognando il prossimo pianeta da esplorare.
Mentre usciamo dall’atmosfera, invio un messaggio alla stazione di monitoraggio: “Partenza
completata. Fauna locale intatta”.

© Stefano Frighi, 2025 – All Rights Reserved


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