DIARIO DI VIAGGIO
Data Stellare 7865.9 – Stazione Orbitale K-43 “Scudo Celeste”, Rete di Transito Galattico

Tempesta di meteoriti in arrivo nel settore Tau-Vega. L’Allertometro è andato in modalità ‘panico silenzioso’. Senza alternative, ho dovuto attraccare alla Stazione K-43, una mastodontica piattaforma orbitale. 

Più che una stazione, sembra un mercato: caotica, pulsante, piena di odori misteriosi e alieni troppo curiosi.Appena attraccati, un messaggio automatico mi ha accolto così:

“ATTENZIONE: l’introduzione di animali organici è severamente vietata. Multa fino a 5.000 galeoni e revoca della licenza interstellare”.

Ho guardato Nacho. Lui ha guardato me. Poi si è infilato da solo sotto il pannello di controllo della cambusa. Nemmeno un ringhio. Nemmeno un lamento. Solo il rumore di una zampa che tirava giù la tendina. Ho lasciato una ciotola d’acqua e dei croccantini galattici sotto al banco cucina e gli ho detto: “Non fiatare. Nemmeno un bau”. Ha sbuffato… Capirà.

La mensa e la tristezza galattica

K-43 ha una mensa universale aperta 28 ore su 30. Il cibo? Una massa informe chiamata Nutripasta, servita in blocchi termici. Cambia sapore a seconda della specie che la ingerisce. Per me sa di plastica fusa e nostalgia d’infanzia.
Un gruppo di alieni stava discutendo con il cuoco principale perché la loro ‘zuppa’ aveva iniziato a emettere suoni. 
Mentre osservavo quegli esseri litigare, qualcosa si è acceso nella mia mente. Mi sono alzato in piedi, e con coraggio, e una voce terribile, ho detto: se volete, io posso insegnarvi a cucinare. Poi, uno degli alieni – che sembrava un incrocio tra un polpo e un cactus – ha emesso un suono che il traduttore universale ha interpretato come: ‘Cucinare? Cosa significa?’.

Galactic Chef, episodio 1

Che emozione, mi sentivo veramente come un giudice di programmi di cucina che vanno tanto di moda da noi, sulla Terra.Per due ore, un gruppetto di alieni ha iniziato a radunarsi nei pressi della cambusa, seguendo movimenti misteriosi e profumi mai sentiti. Alla fine della prima lezione, ognuno aveva preparato qualcosa. Non erano capolavori, ma erano… fatti da loro! Personali. Unici.

Missione pancia piena compiuta

Al termine della tempesta, la comandante della stazione ci ha lasciato andare, ringraziandoci. Mentre mi dirigevo verso la nave, ventitré voci diverse hanno detto in coro: ‘Buon viaggio, Professor Hank!’. Hanno fatto finta di non aver sentito il piccolo singhiozzo che mi è scappato. ‘Tornerai per il secondo corso?’, mi ha chiesto qualcuno mentre sganciavo l’attracco.


“Prima o poi”, ho risposto io. 

© Stefano Frighi, 2025 – All Rights Reserved

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